I dati associati alle pubblicazioni scientifiche

Fino al 2016  solo i progetti che aderiscono su base volontaria all’”Open research data pilot” sono tenuti al deposito dei dati della ricerca. Dal 2017, per tutti i bandi di H2020, dovranno essere resi accessibili anche  gli underlying data, cioè i dati necessari per validare i risultati presentati in pubblicazioni scientifiche, compresi i metadati a questi associati, salvo una motivata decisione contraria (Opting out).

Questa iniziativa è stata adottata con l’obiettivo di promuovere la competitività accelerando l’innovazione e la collaborazione, migliorando la trasparenza ed evitando la dispersione e duplicazione degli sforzi.

Cosa depositare

I dati della ricerca possono essere di diverso tipo:

  • dati risultanti da osservazioni o originati da simulazioni
  • dati sperimentali
  • appunti di laboratorio
  • slide
  • file di programmi
  • questionari, interviste e risposte a test
  • modelli, algoritmi, programmi software, video, audio, immagini, standard, protocolli

 La Comunità Europea ha comunque previsto dei casi in cui sia possibile non rendere pubblici (Opting out) i dati associati alle pubblicazioni scientifiche:

  • sfruttamento commerciale o industriale dei risultati della ricerca
  • problemi legati alla riservatezza/sicurezza del progetto
  • protezione dei dati personali o di dati sensibili
  • altre legittime ragioni

Dove depositare i dati della ricerca

 I dati della ricerca possono essere depositati in Zenodo, l’ archivio ad accesso aperto per la conservazione dei risultati della ricerca scientifica nato dalla collaborazione tra il CERN ed il progetto OpenAIRE.

Attualmente la maggior parte dei repository d’ateneo non è attrezzata per ospitare i dati associati alle pubblicazioni scientifiche.

I dati dovrebbero essere depositati avvalendosi di licenze di tipo aperto (vedi le Creative Commons CC 0 o CC by) come richiesto nell’ambito di Horizon 2020.

 

Nell’aprile 2016  la Commissione europea ha lanciato una  nuova Iniziativa per il Cloud europeo per la scienza aperta 

Il cloud europeo in futuro metterà a disposizione un ambiente virtualeper l'archiviazione, la gestione, l'analisi e il riutilizzo dei dati della ricerca.

Essa permetterà ai ricercatori di accedere ad un' enorme quantità di dati scientifici generati da attività di ricerca e di mettere in comune i risultati scientifici, migliorando l'accesso alla conoscenza e favorendo quindi l'innovazione

Questa infrastruttura favorirà l'erogazione di servizi innovativi, facilitando la collaborazione tra scienziati e industria (comprese le PMI) e il settore pubblico anche con l'obiettivo di conferire all'Europa un ruolo guida a livello globale nelle infrastrutture per i dati scientifici.

L’11 ottobre 2016 la Commissione europea ha pubblicato il primo report della  Commissione di gruppo di esperti  per la realizzazione del Cloud europeo per la scienza aperta ( HLEG EOSC). 

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